Striscia... la notizia
A
CURA DI IRENE BRUNO1
E ALESSANDRA PERCO2
1
Presidio Ospedaliero di Monfalcone (Gorizia), Unità
Operativa di Pediatria
2Redazione
di Medico e Bambino
TUTTE
LE NOTIZIE
Il
neopresidente ribadisce la sua intenzione di attuare una radicale
riforma della Sanità

Il nuovo
Presidente degli Usa, Barack Obama, ha ribadito nel corso
dell'insediamento ufficiale alla Casa Bianca, la sua ferma intenzione
di dare vita a una riforma radicale del Sistema Sanitario
statunitense. L'obiettivo è quello di dimezzare il numero
delle persone non assicurate e che non godono di un'adeguata
assistenza sanitaria: circa 67 milioni di cittadini. La riforma
prevede investimenti ingenti e l'impiego di risorse considerevoli.
Obama, nel corso della campagna elettorale, ha infatti promesso di
portare a 65 miliardi, dai 50 attuali, i fondi per la riforma
dell'assistenza sanitaria. Attualmente la Sanità statunitense,
basata sulle assicurazioni private e su due programmi per indigenti e
anziani, raggiunge il 16% del prodotto interno lordo americano, pari
a 2,3 milioni di miliardi di dollari. Secondo il nuovo piano,
analizzato dal Commonwealth Fund, tutti, eccetto le piccole imprese,
saranno obbligati a offrire un'assicurazione sanitaria o a
contribuire al costo della copertura. Il programma prevede anche
facilitazioni per l'ingresso delle famiglie a basso reddito nei piani
di assicurazione federale per i meno abbienti e per i bambini. La
riforma sarà gestita dal senatore Tom Daschle, nominato da
Obama segretario alla Sanità e ai servizi umani. A lui
spetterà l'arduo compito di attuare i cambiamenti necessari e
garantire una più ampia copertura sanitaria alla popolazione. Sul
sito del neopresidente, all'indirizzo
www.change.gov,
anche i cittadini sono stati invitati ad avanzare idee per migliorare
un sistema che è in cima alla classifica delle preoccupazioni degli
americani, terzo solo alla crisi economica e alla guerra in Iraq.
Ma per il
sottosegretario Martini il prezzo elevato rappresenta un ostacolo
Il 52%
delle madri di adolescenti di età compresa tra i 12 e 15 anni
ha vaccinato la propria figlia contro il papilloma virus umano (HPV)
o pensa di farlo. Parimenti, sono ancora numerose le madri contrarie
al vaccino o ancora in dubbio. È questo uno dei dati che emerge
dall'indagine sulla conoscenza del vaccino anti-HPV presentata
dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna. Il quadro
emerso dalle interviste a 255 madri italiane è quindi di una
diffusa conoscenza del vaccino, anche se il più delle volte le
informazioni arrivano da TV e giornali, e molto poco da medici di
medicina generale e ginecologi. L'84,5% delle donne infatti ha detto di conoscere
l'HPV e l'85,5% la campagna vaccinale. Il 18% di loro ha però avuto
informazioni dalla televisione, l'11% da giornali e riviste, il 14,9%
dalla propria Asl, il 7,5% dal medico di medicina generale e il 3,1% dal
ginecologo. Per quanto riguarda l’opportunità di
ricorrere alla vaccinazione, il 31,4% delle madri non ha ancora
deciso, il 16,5% non vuole farla fare alla figlia, il 36,9% pensa di
farla fare e il 15,7% ha già vaccinato la figlia. Per Francesca
Merzagora, presidente di Onda, le donne vorrebbero essere più
informate su tutti gli aspetti legati al vaccino, dalle possibili
controindicazioni all'efficacia. E per questo si rivela importante
un'azione congiunta con medici di medicina generale, ginecologi e pediatri.
Attualmente sono 280 mila le ragazzine interessate dalla campagna
vaccinale e nelle Regioni che per prime hanno avviato il programma di
vaccinazione (Veneto e Basilicata) si è già raggiunta una copertura
dell'80%. In 12 Regioni è stato attivato un prezzo agevolato per le
donne tra i 13 e 26 anni che vogliono vaccinarsi, e 5 Regioni hanno
già esteso la copertura gratuita ad altre fasce d'età.
Secondo
Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, il prezzo del vaccino
è ancora molto alto, soprattutto in una fase come quella iniziale,
che riguarda i primi momenti della messa in commercio.

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Fiona
Godlee is Editor in Chief of the British Medical Journal. She
qualified as a doctor in 1985, trained as a general physician in
Cambridge and London, and is a member and Fellow of the Royal
College of Physicians.
She
has written on a broad range of medical and publishing issues and
has served as President of the World Association of Medical
Editors. |
La salute
è un diritto umano. Parola di Fiona Godlee, direttore del
British Medical Journal.
La
rivista inglese dedica la "Editor's Choice" a un
importante dibattito in corso sulla necessità di ridisegnare
la definizione di salute, partito proprio da un blog ospitato sul
sito della rivista.
Il blog è
curato da Alejandro R. Jadad e da Laura O’Grady,
rispettivamente docente presso il Centre for Global eHealth
Innovation, Department of Health Policy, Management and Evaluation
della Università di Toronto e post-doc nella stessa università.
Proprio
lo scorso anno la definizione dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità per cui la salute è "uno stato di completo
benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di
malattia" ha compiuto sessant'anni. I due blogger hanno chiesto
ai lettori di proporre una propria definizione di salute, anche alla
luce delle scoperte e dei cambiamenti nelle cure occorsi negli ultimi
sessant'anni. Gli interventi sono stati molti e molto interessanti.
La stessa Fiona Godlee suggerisce di visitare il blog e di
soffermarsi sui post che i lettori hanno lasciato. Uno in
particolare, quello dell'ex direttore del BMJ Richard Smith, ha
colpito la Godlee: "la salute è la capacità di
fare quello che più è importante per sé".
Ma, si chiedono alcuni autori sull'ultimo numero del BMJ, è
così importante oggi soffermarsi sulla definizione di salute
quando vi sono intere zone del mondo dove la salute non solo non è
un diritto, ma è costantemente negata? Si pensi alle zone di
guerra, alle zone più povere del mondo. Si pensi ai
bombardamenti in corso nel mondo senza rispetto per i civili, i
bambini, gli ospedali. Forse, sottolinea la Godlee, questo è
più il momento di ribadire che la salute è un diritto
umano che non deve essere violato, mai.
I
risultati di un sondaggio promosso da Anaao Assomed evidenziano forti
disparità fra Nord e Sud
A
trent'anni dalla sua istituzione il Servizio Sanitario Nazionale
raccoglie la fiducia del 54% degli italiani ed è preferito alla
Sanità privata, che piace solo a 3 italiani su dieci. Tuttavia il
gradimento della Sanità italiana non è uniforme sul
territorio: mentre al Nord si registra una promozione a pieni voti, al
Centro-Sud disfunzioni e carenze organizzative e strutturali fanno
scendere il gradimento e la fiducia sotto la soglia del 50%. Sono
questi i risultati principali dell'indagine promossa dal sindacato
medico Anaao Assomed e realizzata dalla Swg di Trieste su un campione
rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 25
anni. Una disparità di giudizi, quella tra Nord e resto d'Italia,
che sembra però annullarsi quando ci si rivolge a persone che hanno
avuto una esperienza diretta recente con i servizi sanitari. La
qualità delle cure e delle prestazioni ospedaliere è infatti
giudicata soddisfacente dal 72% degli intervistati. Una media che
comprende la soddisfazione del Nord (82%), ma anche quella del Centro
(68%) e del Sud (57%). Giudizi quasi analoghi sono stati espressi sul
personale medico e sanitario che risulta promosso dal 70% degli
italiani con percentuali che passano dall’80% al Nord, al 63%
al Centro, fino al 60% del Sud. Gli ospedali del Sud sono invece
penalizzati per la gestione, con giudizi che scendono sotto la soglia
del 50% quando si parla di comfort, vitto, organizzazione, servizi di
informazione e igiene.
Parte
uno studio sulla depressione in medicina generale

Come
vive, diagnostica e gestisce la depressione il medico di medicina
generale? Come riconosce i sintomi dei suoi pazienti e in che modo
valuta se e quando è il caso di prescrivere loro un farmaco?
Molto è legato alla percezione, a quel “sentire”
che fa bravo un clinico, ma non basta. Oltre alla competenza ci vuole
una base di oggettività. A un anno e mezzo dalla
pubblicazione del protocollo di ricerca è partito lo “Studio
italiano sulla depressione in medicina generale”. Si tratta di
un progetto in divenire, che prevede il coinvolgimento di circa 3000
pazienti in tutta Italia e che oggi vede in azione 47 Asl, con 325
medici operativi e 1131 loro assistiti, che saranno seguiti per 12
mesi. I pazienti inclusi hanno un’età media di 47 anni
(dai 18 ai 65 anni), 334 sono maschi (29,5%) e 797 femmine (70,5%),
350 (il 45,4%) hanno una diagnosi di disturbo depressivo e 421 (il
54,6%) una depressione conclamata. Dopo una fase pilota, sono partite
per prime a gennaio 2008 l’Asl di Teramo e l’Ulss 20 di
Verona. Man mano che i comitati etici delle singole Asl daranno il
loro parere favorevole, l’avvio dello studio sarà
completo. A oggi, grande è l’interesse degli attori
coinvolti nel progetto. Gli obiettivi dello studio sono due: capire
come inquadrare il disagio depressivo e valutare, in modo
comparativo, i risultati delle diverse strategie di cura
(farmacologiche e non) comunemente adottate e praticabili nel
contesto della medicina generale. «Lo strumento messo a
disposizione per registrare e sviluppare questo percorso», si
legge nell’articolo, «è una scheda raccolta dati
che, attraverso diversi step di verifica/analisi sulla presenza o
meno di sintomi/segni indicatori del disturbo e il contesto
complessivo di vita del paziente, porta il medico a formulare la sua
diagnosi e decidere sul tipo di presa in carico». Lo studio,
finanziato dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, è
promosso e coordinato da un gruppo di lavoro multidisciplinare: il
Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale (CSeRMEG), lo European
General Practice Research Network (EGPRN), i Bollettini indipendenti
italiani appartenenti all’ISDB - International Society of Drug
Bullettin (Dialogo sui Farmaci, Informazioni sui Farmaci e
Ricerca&Pratica), il Centro Studi della Società Italiana
di Farmacia Ospedaliera (SIFO), il Consorzio Mario Negri Sud e i servizi
farmaceutici territoriali dell’Ulss 20 di Verona e dell’Ulss
22 di Bussolengo.
Il bypass
gastrico con ansa alla Roux a Y permette una significativa perdita di
peso, riduce il rischio cardiovascolare e permette la remissione del
diabete mellito di tipo 2 negli adolescenti estremamente obesi.
Questi i risultati di uno studio preliminare pubblicato su Pediatrics
a gennaio 2009.
In 5
centri, 11 adolescenti sono stati sottoposti al bypass gastrico con
ansa alla Roux a Y. Questi adolescenti erano estremamente obesi (body
mass index medio [BMI], 50 ± 5.9 kg/m2) e presentavano
numerosi fattori di rischio cardiovascolare. Le misure
antropometriche, emodinamiche e biochimiche di questi pazienti sono
state confrontate con quelle di 67 adolescenti con diabete mellito
tipo 2 trattati medicalmente per un anno.
Dopo la
chirurgia, 10 degli 11 adolescenti hanno presentato una remissione del
diabete mellito tipo 2. C’è stato inoltre un
significativo miglioramento del BMI (differenza -34%), dei livelli di
glicemia a digiuno (differenza -41%) e dell’insulinemia a
digiuno (–81%), dei livelli di emoglobina A1c (7,3% - 5,6%),
della sensibilità all’insulina, della colesterolemia e
della pressione sanguigna.
Negli
adolescenti con diabete mellito tipo 2 che sono stati trattati con
farmaci il peso corporeo è rimasto stabile (BMI di base 3
kg/m2; dopo un anno BMI, 34,9 ± 7,2 kg/m2), la pressione e la
quantità di farmaci assunti non si è modificata in un
anno. È migliorata, invece l’emoglobina A1c (valore di
base, 7,85% ± 2,3%; a 1 anno, 7,1% ± 2%).
"Gli
adolescenti diabetici estremamente obesi presentano un significativo
calo di peso e una remissione del diabete mellito di tipo 2 dopo
bypass gastrico. I risultati ottenuti sottolineano l’importanza
e l’efficacia di questo intervento. Anche se l’efficacia
a lungo termine del bypass non è nota, questi risultati
suggeriscono che il bypass gastrico possa essere una opzione efficace
per il trattamento di adolescenti obesi con diabete mellito”.
Pediatrics
2009;123:58-66.
Negli
adulti e bambini con mucopolisaccaridosi di tipo 1 (MPS1) la terapia
enzimatica sostitutiva con L-iduronidasi alfa umana è
risultata sicura ed efficace dopo 4 anni di trattamento.
In un
precedente studio il trattamento era stato utile nel diminuire
l’accumulo di glicosaminoglicani e aveva portato a
significativo miglioramento della funzione polmonare e della capacità
di esercizio. La laronidasi aveva anche migliorato le apnee nel sonno
e la flessibilità delle spalle in questi pazienti.
Questo
studio inoltre aggiunge, per la prima volta, che l’utilizzo a
lungo termine del farmaco permette un progressivo miglioramento della
qualità di vita e un sollievo dal dolore.
Pediatrics
2008;123:229-40.
La
prevalenza di atopia tra i bambini con stipsi cronica non è
significativamente diversa da quella della popolazione generale e
l’allergia alle proteine del latte vaccino non sembra essere
implicata nel fenomeno. Nel numero di dicembre di Archives of Disease
in Childhood è stata valutata la risposta clinica della
proctite allergica alla dieta senza proteine del latte vaccino e la
risposta è risultata molto variabile.
È
stata valutata l’incidenza di stipsi cronica in 5113 bambini e
valutata la sua associazione con l’atopia in 2068 bambini tra i
6 mesi ed i 6 anni di vita.
La stipsi
cronica è stata documentata in 91 su 5113 bambini (1,8%) e in
69 dei 2068 (3,3%). Questi 69 bambini stitici e 69 controlli sono
stati valutati per atopia con le IgE specifiche e/o i prick test.
Una
storia familiare di atopia è stata riferita in 18 casi (26%) e
in 15 controlli (21,7%). Una diagnosi di atopia è stata posta
in 12 casi (17,3%) e in 13 controlli (18,8%).
I bambini
atopici e stitici non hanno risposto al trattamento dietetico con
eliminazione delle proteine del latte vaccino.
La
conclusione del lavoro è che non c’è una
differenza nella prevalenza di atopia tra bambini stitici e non e che
la stipsi refrattaria ai trattamenti convenzionali non risponde
neppure alla dieta di eliminazione.
L’intensità
della luce esterna stimola il rilascio della dopamina

Correre,
giocare o anche leggere un libro all'aria aperta riduce il rischio di
miopia nei bambini. È quanto hanno rilevato i ricercatori del Centre
of Excellence in Vision Science dell'Australian Research Council,
convinti che il pericolo di vista 'corta' si abbassi addirittura del
90% godendo di due o tre ore di luce e aria ogni giorno. I
ricercatori australiani, che hanno analizzato la salute visiva di 4
mila studenti hanno scartato l'ipotesi che i difetti di vista possano
essere dovuti alla lettura eccessiva o al troppo utilizzo di
televisione e computer. Il motivo per cui si diventa miopi, a loro
parere, è invece il trascorrere troppo tempo dentro casa, sotto le
luci artificiali invece di quella solare. La miopia si sviluppa fra
gli 8 e i 12 anni d'età e attualmente colpisce oltre un miliardo e
mezzo di persone in tutto il mondo, con una crescita esponenziale
dell'incidenza soprattutto in Asia: in città come Singapore, ad
esempio, ha bisogno degli occhiali da vista ben il 30% dei bambini,
proprio per questo difetto. Al contrario, all'interno della comunità
cinese di Sidney, solo il 3% dei piccoli è miope. L'intensità della
luce esterna, che può essere centinaia di volte più luminosa di
quella degli ambienti interni, stimola infatti il rilascio di
dopamina, una sostanza che blocca la crescita del bulbo oculare.
Tutto questo previene la forma distorta dell'occhio che si rileva
nelle persone miopi.
Questa
rubrica si propone di fornire notizie di interesse sanitario
generale e brevi aggiornamenti dalla letteratura pediatrica
“maggiore". Lo scopo è che il lettore abbia la
sensazione di sfogliare un giornale scegliendo i titoli che
più lo interessano: nessuna pretesa pertanto di sistematicità
e di commento che va oltre il breve riassunto di quelli che sono i
principali risultati e le possibili implicazioni pratiche o di
ricerca. Si parla di opinioni di giornalisti, novità dalla
letteratura, e come tali vanno lette: la storia ci insegna che ogni
commento, ogni ultima novità, non va considerata una verità
assoluta né applicata l’indomani, ma va presa come un
aggiornamento da far maturare nel cassetto attendendo le conferme e i
cambiamenti di opinione che solo il tempo e l’esperienza
possono fornire. Questa premessa è
anche un invito ai lettori a
essere parte attiva della rubrica. Vi chiediamo di suggerirci
articoli/news/pubblicazioni che avete avuto modo di leggere e che
ritenete meritevoli di segnalazione (scrivete a
irene.bruno@tele2.it o alessandra.perco@gmail.com).