Rivista di formazione e aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, fondata nel 1982.
In collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
BAMBINI MALTRATTATI E TRASCURATIIN ESTATE PIù FRATTURE E TRAUMI BIMBIUN ESAME DEL SANGUE NON INVASIVO PER DIAGNOSTICARE LA SINDROME DI DOWN FIN DAI PRIMI MESI DI GRAVIDANZAIL DOLORE DEL BAMBINO ABBANDONATOPROGETTO MANI SICUREGRAN BRETAGNA: QUADRUPLICATI IN DIECI ANNI RICOVERI BIMBI PER OBESITàMINISTRO SANITà GB, BANDIRE VENDITA BIBITE IN SCUOLEDA POLIO A EPATITE, RISCHIO RITORNO MALATTIE ‘DIMENTICATE’I BAMBINI SCONFIGGONO I TUMORI, 8 CASI SU 10 GUARISCONO. Medico e Bambino pagine elettroniche 32; 32(6) https://www.medicoebambino.com/?id=NEWS1306_20.html
Giugno 2013
a
cura di Valentina Abate1, Irene Bruno1 e
Alessandra Perco2
MILANO - Bambini picchiati, violentati, trascurati. Bambini maltrattati dai
genitori o, per paradosso, così ossessivamente curati, da
finire di continuo in ospedale per l’eccesso di preoccupazioni
e di medicine imposte dai familiari. Bambini di cui nemmeno i medici
che li visitano sanno riconoscere i problemi e le richieste di aiuto
perché non sempre c’è - da parte del dottore - la
capacità di riconoscere e interpretare i segni che gli stessi
bambini inviano o portano sul corpo. E così, in un caso su
due, anche in presenza di sintomi chiari di abuso, i pediatri non
fanno denuncia alle autorità. Tutto questo di fronte a una
lenta ma costante crescita dei reati dei quali sono vittime i minori:
oltre 2000 casi a Milano nel 2011 e un numero anche superiore nel
2012, con oltre 300 casi specifici di maltrattamento, abuso sessuale
e percosse.
È
questo il quadro inquietante che viene fuori dall’indagine
presentata oggi a Milano dall’Ong Terre des Hommes e
dallo Sportello Bambino Adolescente Maltrattato (SBAM) creato
dalla clinica ostetrico-ginecologica
Mangiagalli di Milano. Un’inchiesta pilota - la prima in Italia
a cui seguiranno altre analoghe indagini nel resto del Paese - nella
quale sono stati contattati 1170 medici e pediatri di Milano e
hinterland. Solo
sospetti, quasi mai denunce. La maggior parte dei medici che ha
risposto al questionario confonde le tipologie di maltrattamento più
comuni, cioè la patologia delle cure, o carenti o eccessive
(sindrome di Munchausen), non inquadrandole correttamente. Si tratta
di professionisti con esperienza (il 60% ha fra i 15 e i 30 anni di
carriera alle spalle) che nel 66% dei casi dichiarano di aver avuto
il sospetto di trovarsi davanti a casi di maltrattamento nel corso
della propria carriera ma che, nel 51,5% delle volte, hanno scelto di
non segnalare alla polizia o alla magistratura, “perché
ritenevano di non avere sufficienti elementi o perché non
preparati sul come e a chi fare la segnalazione”, spiega Lucia
Romeo, pediatra responsabile dello SBAM e del pronto soccorso della
Clinica De Marchi di Milano. Il 55% dei medici intervistati ha detto
di non aver fatto denuncia perché “non aveva elementi
sufficientemente forti” per capire che cosa fosse successo al
piccolo paziente, il 13,6% per “timore delle conseguenze sul
contesto familiare del bambino”. Significativa anche la
percentuale (il 18,3%) di chi ammette di non aver chiamato subito
polizia o carabinieri perché non sapeva “a chi e come
segnalarlo”. La
difficile diagnosi. L’indagine rileva anche che i medici,
quando si imbattono in un bambino che probabilmente viene
maltrattato, non sa come fare un referto. Solo il 5% dei
pediatri ha un modulo che lo aiuti nella diagnosi di maltrattamento e
oltre l’89% ammette che un aiuto in questo senso - moduli, una
guida pratica sul da farsi in casi simili e anche corsi di
aggiornamento - sarebbe di grande aiuto. I
dati delle forze dell’ordine. “Nel Comune di Milano
ogni anno le Forze dell’Ordine registrano più di 300
casi di maltrattamento, percosse, violenze sessuali, minacce e
ingiurie contro minori - aggiunge Federica Giannotta
- dirigente di Terre des Hommes - ma si tratta solo
della punta dell’iceberg. Molte delle violenze consumate contro
i minori non vengono intercettate neanche dai medici di famiglia e
dai pediatri e spesso diventano evidenti quando ormai sono reiterate
e hanno causato danni permanenti sui bambini”. Ovviamente in
otto casi su dieci le bambine sono le principali vittime di violenza
sessuale, tanto che l’Ong ha voluto lanciare questa indagine
nell’ambito della Campagna Indifesa, pensata per chiedere
maggiore protezione nei confronti delle bambine, le più
esposte alle diverse forme di patologia delle cure e agli abusi
sessuali. Occorrono
corsi di formazione. Di fronte alla mancanza di formazione dei
medici e alla loro richiesta di avere nuovi strumenti per affrontare
casi di violenza e abuso, i promotori della giornata chiedono alle
istituzioni sostegno per realizzare un “momento di formazione”
all’anno sul maltrattamento verso i bambini, realizzato da ASL,
Comune e Ordine dei medici di Milano. Si chiede anche di mettere a
disposizione di tutti i medici ospedalieri e dei pediatri di base un
“vademecum agile e di pronto uso che raccolga tutte le
informazioni pratiche necessarie per potersi orientare in modo
corretto nella gestione di un caso di maltrattamento”, con
indirizzi e punti di riferimento dei tribunali, nella Polizia e nei
servizi Sociali. Le
promesse da Palazzo Marino. La prima risposta arriva dal Comune
di Milano che “è pronto a mettere in campo tutti gli
strumenti necessari per aiutare medici e pediatri a riconoscere e
trattare i casi di abuso sui minori”, come ha promesso
Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali di Palazzo
Marino
Con
molte più ore a disposizione per lo sport e il gioco durante
l’estate per i bambini c’è il rischio maggiore di
fratture e traumi. Ne parla dal convegno internazionale di pediatria
Europediatrics Giuseppe Mele. È verso la fine della giornata -
sottolinea Mele - che la distrazione è maggiormente in
agguato. “Va bene che i genitori invoglino i ragazzi a giocare
una partita a calcio o a tennis ma è meglio non esagerare,
ogni attività va commisurata al tempo e alla fisicità
del bambino”. Altro problema in agguato con la stagione calda è
quello delle congestioni e le indigestioni. È difficile per i
genitori gestire i bimbi che dopo colazione o pranzo vorrebbero
subito gettarsi a mare o in piscina, ma bisogna essere fermi nel
proprio proposito e aspettare due ore se il pasto è stato
leggero, almeno tre invece se è stato pesante.
Un esame del sangue non invasivo per diagnosticare la sindrome di Down fin dai primi mesi di gravidanza
Buone notizie per
tutte le donne in gravidanza: un nuovo esame del sangue, non invasivo
come altri attuali test, permette fin dal primo trimestre di
individuare con precisione la presenza della trisomia 21 (o sindrome
di Down) e altre possibili anomalie genetiche fetali. Le
strategie di screening adottate fino a oggi e gli esami per
individuare le anomalie genetiche del feto come, per esempio, la
sindrome di Down non sarebbero così affidabili come questo
nuovo test di cui dà notizia la versione online della rivista
scientifica Ultrasound in Obstetrics & Gynecology, e che
riguarda uno studio condotto dai ricercatori del King’s College
di Londra. L’esame
prenatale, definito non invasivo si basa sull’analisi del Dna
fetale attraverso il sangue della mamma. Le attuali metodiche di
screening prenatale si eseguono di solito tra le 11 e le 13 settimane
di gravidanza. Gli esami più comuni sono l’ecografia,
l’analisi ormonale, il prelievo dei villi coriali e la già
citata amniocentesi che, oltre a essere invasiva, comporta un rischio
di aborto. Questo nuovo test,
ideato dal dottor Kypros Nicolaides e colleghi dell’Harris
Birthright Research Centre for Fetal Medicine, presso il King’s,
si sarebbe dimostrato superiore a tutti gli altri e più
affidabile. Il test viene eseguito sul Dna delle cellule fetali (cf)
per mezzo del sangue della donna incinta. È altamente
sensibile e specifico. Nello studio si è
potuto dimostrare in modo prospettico la fattibilità di uno
screening di routine per le trisomie 21, 18, e 13 per mezzo del test
cfDNA. Gli esperimenti
condotti su 1005 gravidanze a 10 settimane hanno ottenuto un tasso di
falsi positivi inferiore, e una maggiore sensibilità nei
confronti della trisomia fetale, rispetto al test combinato condotto
a 12 settimane. Nello specifico, sia il test cfDNA che quello
combinato hanno rilevato tutte le trisomie, con tassi di falsi
positivi rispettivamente stimati tra lo 0,1% e il 3,4% - dimostrando
come il test cfDNA sia più affidabile. «Questo studio
ha dimostrato che il vantaggio principale di test cfDNA, rispetto al
test combinato, è la sostanziale riduzione del tasso di falsi
positivi - sottolineano gli Autori. Altro grande vantaggio del test
cfDNA è la segnalazione dei risultati come rischio molto alto
o molto basso, il che rende più facile per i genitori decidere
a favore o contro i test invasivi». In un secondo
studio, sempre condotto dallo stesso team di ricerca, si è
dimostrato come il test cfDNA avesse un successo nel rilevare la
trisomia 21 (sindrome di Down) nel 98 per cento dei casi. «Lo screening
per la trisomia 21 per mezzo del test cfDNA, subordinato ai risultati
del test combinato espanso, manterrebbe i vantaggi del metodo attuale
di proiezione , ma con un grande contemporaneo aumento percentuale di
individuazione e di diminuzione del tasso dei test invasivi». Il nuovo test si
presenta dunque come una fattibile e concreta alternativa agli
attuali metodi di screening.
Nel 1966 il
dittatore comunista Nicolae Ceausescu bandì l’aborto e
il controllo delle nascite per far crescere la popolazione della
Romania. Sopraffatti dalle difficoltà, i genitori
abbandonarono migliaia di bambini agli istituti statali. In seguito
alcuni funzionari statali rumeni, nel tentativo di rimediare a questi
abusi, hanno autorizzato uno studio condotto da ricercatori degli
Stati Uniti sui bambini istituzionalizzati, ancora numerosi, per
determinare gli effetti avversi dovuti al trascorrere l’infanzia
in orfanotrofio. Lo studio, iniziato a Bucarest nel 2000 e tuttora in
corso, è il primo di questo tipo mai realizzato, e ha messo a
confronto il benessere fisico ed emotivo dei bambini
istituzionalizzati con quello dei bambini dati in affidamento
familiare. La vita in orfanotrofio impone un pesante tributo. Lo
studio ha trovato che i bambini che avevano trascorso i primi due
anni in un istituto avevano QI e attività cerebrale più
bassi rispetto a quelli in affidamento e a quelli mai
istituzionalizzati.
La maggior parte
degli infortuni che interessano i bambini
avviene tra le mura di casa o nelle aule di scuola. Le parti del
corpo più interessate dagli incidenti sono le mani, complici
le forbici, le posate, i cassetti o gli sportelli che si chiudono
inavvertitamente, la pratica di uno sport o altri oggetti taglienti. Sono gli ambienti
protetti della casa, della scuola o dove trascorrere il tempo libero
a trasformarsi nelle sedi più frequenti di infortuni tra i
bambini. Sono 30 mila i bambini ricoverati ogni anno in ospedale per
via di traumi alla mano, sulla base dei dati raccolti da parte di
Siniaca, il sistema informativo nazionale sugli incidenti in ambiente
civile di abitazione, e sulla base delle cartelle di dimissioni
ospedaliere giunte da parte del Ministero della Salute. A partire da tale
fenomeno nasce la campagna "Mani
Sicure",
promossa da parte del Gruppo di studio per la prevenzione degli
infortuni alla mano della Società italiana di chirurgia della
mano (SICM). Alessio Pitidis, responsabile di Siniaca, ha evidenziato
le maggiori cause di infortuni e traumi alle mani:
schiacciamenti, cadute, ustioni e ferite provocate da oggetti
taglienti. In alcuni casi vi possono essere esiti anche gravi, come
la perdita della funzionalità di una mano o di un dito. La campagna di
prevenzione "Mani Sicure" è rivolta sia alla scuola
che alla famiglia, ai genitori e agli insegnanti, al fine di creare
un percorso di responsabilizzazione, così come spiegato da
parte di Anna di Leo (SICM). Appositamente per i bambini è
stato preparato un pieghevole a fumetti, che porta il titolo
di "Colora e impara a riconoscere i pericoli", all’interno
del quale vengono illustrati gli strumenti e le situazioni di maggior
rischio per le mani. Il pieghevole
illustrato sarà diffuso nelle scuole italiane a partire dal
mese di settembre. Gli esperti credono che esso sarà utile ai
bambini per imparare a percepire attraverso i disegni i pericoli più
comuni che potrebbero incontrare a scuola o a casa, in un ambiente di
gioco o di pratica dello sport. Vi sarà inoltre un opuscolo
rivolto agli adulti, che spiegherà loro come intervenire in
caso di infortuni che interessino i più piccoli, al fine di
poter intervenire prontamente sui traumi alle mani.
Gran Bretagna: quadruplicati in dieci anni ricoveri bimbi per obesità
In
Inghilterra e Galles il numero di bambini ricoverati in ospedale per
cause legate all’obesità è quadruplicato tra il
2000 e il 2009. Lo afferma uno studio dell’Imperial College di
Londra pubblicato dalla rivista Plos One. Secondo lo studio,
che ha esaminato i dati per i soggetti tra 5 e 19 anni, nel 2009,
3806 bambini e ragazzi sono stati ricoverati per condizioni legate
all’obesità, mentre dieci anni prima erano stati 872,
tra questi 198 ragazze in gravidanza con complicanze dovute
all’eccesso di peso. Questa, unita ad asma e problemi
respiratori notturni, rappresenta tre quarti delle ammissioni
d’urgenza in ospedale. In crescita sono anche gli interventi di
chirurgia bariatrica tra gli adolescenti, passati da uno nel 2000 a
31 nel 2009. "Siamo abituati a pensare che il peso dell’obesità
si manifesti da adulti - spiega Sonia Saxena, uno degli Autori -
invece sempre di più gli effetti si vedono fin da
bambini". Se in Italia non ci sono cifre sui ricoveri,
quelle sull’obesità sono preoccupanti. Secondo un
rapporto dell’Istituto Auxologico di Milano a otto anni di età
è obeso il 36% dei bimbi italiani, il valore più alto
in Europa.
Ministro Sanità Gb, bandire vendita bibite in scuole
Appello di Hunt ad autorità locali contro piaga obesità
(ANSA)
- LONDRA - Nel Regno Unito che ha fra i più alti livelli di
obesità infantile in Europa, il governo lancia un appello: le
autorità locali devono vietare la vendita di bibite gassate
nelle scuole. È stato il ministro della Sanità, Jeremy
Hunt, a puntare il dito contro i distributori di macchinette diffusi
negli istituti britannici. ‘‘Devono essere banditi - ha
detto - le autorità locali si devono occupare proprio di
questo’’. L’appello di Hunt arriva di pari passo
con l’allarme sollevato da una serie di studi sulle bibite
gassate che sarebbero una delle cause principali dell’
“epidemia” di obesità che ha colpito i più
piccoli. Si calcola che il 25% dei bambini sarà sovrappeso
entro il 2050. Inoltre, i teenager che bevono anche una sola lattina
al giorno sono più a rischio per quanto riguarda malattie
cardiache e diabete, anche se non sono grassi. Lo scorso febbraio, la
Academy of Medical Royal Colleges (Amrc), un’istituzione della
medicina britannica, aveva chiesto di mettere una tassa del 20% sulle
bibite zuccherate come uno dei dieci punti in un programma
anti-obesità. “Chi ne beve in grandi quantità non
fa altro che introdurre calorie non necessarie”, ha detto
Terence Stephenson, presidente di Amrc. Nel
resto del mondo, Finlandia e Francia hanno già introdotto
misure simili e Michael Bloomberg, sindaco di New York, ha condotto
una sorta di ‘crociata’ anti-bibite, sfidando gli
interessi dei grandi colossi americani. L’appello lanciato da
Hunt rispecchia anche l’opinione del premier David Cameron, che
aveva parlato di una sua ‘‘battaglia’’ per
ridurre i ‘‘consumi eccessivi’’ di Coca Cola
nella sua famiglia.
Da polio a epatite, rischio ritorno malattie ‘dimenticate’
LIONE - Dalla
poliomelite alla difterite e l’epatite B: sono le malattie
dell’infanzia oggi quasi ‘dimenticate’ in Europa
per i ridotti casi registrati grazie agli effetti dei programmi di
vaccinazione, ma che potrebbero riemergere se vi sarà un
allentamento degli standard di immunizzazione della popolazione. A
paventare questo rischio è Markus Rose, esperto di
vaccinazioni all’ospedale pediatrico J.W. Goethe
dell’Università di Francoforte. ‘‘In
Europa oggi - ha spiegato Rose in occasione dell’incontro
internazionale ‘Innovation in Immunisation’ organizzata a
Lione dall’azienda farmaceutica Sanofi Pasteur Msd - raramente
si entra in contatto con le malattie prevenibili grazie ai vaccini,
proprio perché la maggioranza della popolazione è
vaccinata. Le persone vedono quindi solo gli eventuali effetti
collaterali delle vaccinazioni e ciò porta a una minore
accettazione dei piani di immunizzazione per i figli’’.
Ma è in questo modo, ha avvertito l’esperto, ‘‘che
si dà alle infezioni l’opportunità di
riemergere’’.
I bambini sconfiggono i tumori, 8 casi su 10 guariscono
In 40 anni aumentata dal 30 all’80% la sopravvivenza
Otto
bambini su 10 ce la fanno: i tumori infantili sono sempre più
sconfitti e in 40% la sopravvivenza è più che
raddoppiata passando dal 30 all’80%. I dati arrivano dal
XXXVIII Congresso Nazionale dell’AIEOP (Associazione italiana
ematologia oncologia pediatrica) che si è svolto a
Roma. Dall’evento sono emersi dati sugli importanti
miglioramenti nelle cure. Ogni anno in Italia 1 bambino su 413, al di
sotto dei 15 anni, si ammala di tumore. Il numero di casi atteso
annualmente è di 1496 nella fascia d’età tra 0 e
14 anni, ai quali vanno sommati 835 nuovi casi in ragazzi di età
compresa tra 15 e 19 anni. Il tumore che più
frequentemente e’ la leucemia linfoblastica acuta, seguita dai
tumori del sistema nervoso centrale. Negli ultimi anni la
distribuzione dei Centri AIEOP si è sviluppata uniformemente
su tutto il territorio nazionale, sebbene le regioni del Nord
dell’Italia abbiano una maggior concentrazione di Centri
rispetto a quelle del Centro e del Sud. Ancora oggi l’Italia è
meta preferenziale per pazienti diagnosticati in altri Paesi
d’Europa, sia all’interno che all’esterno della
comunità europea, nonché per pazienti che provengono
dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia,
grazie anche alla possibilità di offrire trattamenti altamente
specializzati, tra i quali il trapianto di cellule staminali
emopoietiche. Ogni anno in Italia vengono effettuati numerosi
trapianti di cellule staminali emopoietiche tra autologhi e
allogenici (cioè da donatore). Il numero di queste procedure
altamente complesse, che nel 2012 ha sfiorato le 600, è tra i
più alti realizzati.
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