FARE MUSICA IN FAMIGLIA
Spunti
per un dialogo con i genitori
Coordinamento Nazionale Nati per la Musica, formatrice, educatrice e ricercatrice nell’ambito della musica e la prima infanzia; 1Lavagna (GE); 2Aosta
NATI
PER LA MUSICA: SFONDO CULTURALE DEL PROGETTO
La
musica è un’attività umana antichissima ed è
strettamente legata all’evoluzione del linguaggio, oltre a
essere, nelle diverse forme in cui nel tempo e nei luoghi si è
manifestata, un fatto culturale universale. In particolare gli studi
sull’evoluzione della musica in prospettiva filogenetica la
riconoscono quale elemento fondamentale nell’ambito dei segnali
comunicativi fra esseri umani, nello sviluppo dei legami
interpersonali e nella sincronizzazione fra individui,
nell’espressione di sé e della propria creatività
e dimensione estetica, oltre che nelle varie forme di spiritualità
umana e nel legame parentale con i piccoli della specie1.
La musica ha dunque un fondamento antico nel nostro essere uomini e
donne; risponde a esigenze profonde ed essenziali, quali il bisogno
di incontro e di unione fra gli individui; essa esercita numerose
funzioni vitali nella comunicazione, per esempio, fra genitore e
bambino. La musica, quindi, intesa nelle sue funzioni più
ampie e nei suoi effetti più generali sull’essere umano
fa da sfondo culturale a tutto ciò che vuole essere il
progetto Nati per la Musica (NpM).
Nati
per la Musica non fa riferimento a una metodologia specifica
sviluppata nell’ambito della didattica musicale per l’infanzia,
ma promuove iniziative che si sostanziano negli studi e nelle
ricerche più recenti. Tra le azioni che NpM promuove ampio
spazio è dedicato alla formazione di pediatri, operatori
musicali, educatori, bibliotecari e genitori. Il ventaglio di
proposte musicali che Nati per la Musica intende
segnalare e offrire alle famiglie vuole essere vario e ricco di
stimoli che possano incoraggiare l’uso quotidiano dell’elemento
musicale al fine di favorire il benessere generale dell’individuo.
Le attività rivolte ai piccoli si ispirano principalmente alla
pedagogia attiva e ai principi che la caratterizzano: la
centralità del bambino, l’attenzione ai suoi bisogni e
interessi, la naturalezza e gradualità del suo sviluppo, il
valore dell’esperienza concreta nell’apprendimento.
PERCHÉ PROMUOVERE IL “FARE MUSICA” IN ETÀ PRECOCE?
È
bene ricordare che quando si parla di musica e prima infanzia non si
fa solo riferimento alle attività musicali organizzate, ma a
tutta quella serie di utilizzi informali della musica che
rendono unica la relazione del genitore con il proprio bambino; si
evidenziano, di seguito, gli effetti benefici del fare musica, in età
precoce e soprattutto in famiglia.
Gli effetti a lungo termine dell’apprendimento musicale sono ampiamente indagati2: le esperienze vissute nella prima infanzia possano influenzare lo sviluppo del bambino e le abilità percettive, di memorizzazione, e di discriminazione saranno poi trasferite con facilità e immediatezza ad altre sfere dell’apprendimento.
Laddove spontaneamente un genitore rivolge insieme al bambino
un’attenzione congiunta ai diversi suoni dell’ambiente,
al canto degli uccelli, all’acqua del fiume, al ticchettio
dell’orologio, al traffico urbano, il bambino svilupperà
capacità di discriminazione e di ascolto, oltre che di
osservazione attenta del suo paesaggio sonoro.
Allo
stesso modo, l’utilizzo dell’elemento musicale come mezzo
per esprimere sensazioni ed emozioni, consentirà al bambino di
appropriarsi di uno strumento non verbale nella comunicazione con
l’altro e con il mondo circostante: il potenziamento delle
abilità comunicative, immaginative e creative rappresenta
dunque uno dei punti forti di una buona educazione al musicale.
Nonostante l’attitudine per il suono sia una predisposizione
propria dell’essere umano, il fatto di saper memorizzare
melodie anche complesse, con o senza parole, e di saperle ripetere a
distanza di tempo è il risultato di un ottimo esercizio della
memoria e delle capacità di attenzione e concentrazione.
L’elemento musicale, costituito da strutture e forme che si
sviluppano nel tempo consente, inoltre, al bambino di sviluppare
anche una consapevolezza dell’elemento temporale. Infine,
l’abitudine a prestare attenzione al paesaggio sonoro o a brani
musicali, favorisce non solo lo sviluppo della capacità stessa
di ascolto, ma anche quella di discriminazione e di memorizzazione
sonora, oltre che la capacità di prestare attenzione al silenzio.
Anna,
mamma, chiede: Tutti i genitori sono in grado di “fare
musica” con il proprio bimbo? È necessario essere
musicisti?
Elisa,
educatrice di nido, aggiunge: Come fare musica con i piccoli?
Quale musica? Cosa cantare? Quali attività? Come proporle in
modo appropriato?
Daniele,
pediatra: Come ascoltano la musica i bambini? Quali reazioni
suscitano le stimolazioni sonore proposte?
Enrica,
bibliotecaria: È necessario avere strumenti musicali,
impianto stereo, materiali specifici e spazi ampi? Ci sono libri che
mi possano aiutare nell’organizzare un’attività
musicale con i piccoli?
È difficile rispondere in modo esaustivo a tutti i quesiti; tra l’altro, accanto a queste, molte altre domande risuonano nella mente degli adulti che si occupano di prima infanzia. Spesso molti di loro si sentono inadeguati perché non musicisti. Non dimentichiamo che la musicalità di ciascun individuo si esprime nelle diverse manifestazioni legate ad esperienze concrete, fisiche e sensoriali e non dipende solo da competenze musicali specifiche; l’abilità di raccontare una storia sonora può maturare attraverso l’esperienza pratica supportata da momenti formativi.
Se poniamo il termine della questione sotto una prospettiva diversa, per esempio riflettendo sulla parola musica, immediatamente si innescheranno ricordi, si rivivranno situazioni, anche lontane, legate a momenti particolari della vita come ninne nanne e canti narrativi o enumerativi, giochi di conte e di movimento che si facevano con gli amici in cortile, canzoni inventate per particolari situazioni. La competenza musicale, definita dal semiologo Gino Stefani3“sapere, saper fare e saper comunicare mediante e/o intorno alla musica”, si amplia di giorno in giorno e rispecchia l’esperienza personale, i gusti, le affinità, le simpatie, plasmando così l’identità musicale di ciascuno.
Pensiamo a quanti suoni spontanei animano ogni momento i luoghi frequentati dai bambini; le case, le auto, gli asili nido, le ludoteche e le scuole dell’infanzia custodiscono, infatti, vivaci giochi esplorativi e curiosi giochi simbolici. La costruzione dell’identità sonora di ogni bambino si arricchisce, giorno dopo giorno di nuovi fonemi, di vocalizzi spontanei che accompagnano gestualità, movimenti o situazioni di gioco.
L’impronta sonora di ciascuno si impreziosisce e si diversifica dagli altri, in una sorta di continuità-discontinuità data dall’appartenenza al nucleo familiare e dallo scambio, anche sonoro, con i piccoli amici e dai suoni dell’ambiente in cui si vive. Il bambino fa conoscenza della realtà che lo circonda attraverso gli affetti vitali, sviluppando esperienze plurisensoriali, sintonizzandosi così con il mondo.
L’esposizione a diverse tipologie di musiche provenienti da culture diverse nei primi 12 mesi di vita espone il bambino ad un ascolto di metriche differenti. Infatti, i neonati di 6 mesi percepiscono le variazioni metriche sia negli stimoli complessi che in quelli semplici4, abilità che ai 12 mesi cala sensibilmente. La familiarità con melodie e ritmi, la cultura d’appartenenza, sono i fattori che principalmente influenzano l’elaborazione successiva del ritmo: l’attenzione che si pone quindi nel favorire l’ascolto di musiche di diverse culture non può che influenzare la sensibilità musicale del futuro ascoltatore.
FARE MUSICA INSIEME FA BENE A TUTTI, ADULTI E BAMBINI
La nota ricercatrice canadese Sandra Trehub ha trascorso tutta la vita a studiare le competenze musicali dei bambini piccoli e le potenzialità che un apprendimento musicale precoce può avere sullo sviluppo dell’essere umano. Ama spesso ricordare che “quando un adulto canta per un bambino, i benefici sono di entrambi, di chi canta e di chi ascolta [...], l’intimità che si crea in questi momenti fa sì che la mamma riesca a dire (o a cantare) cose che altrimenti non riuscirebbe ad esprimere. Riuscire a comunicare emozioni profonde al proprio bimbo spesso ci fa sentire più vicini all’altro [...], cantare sottovoce calma entrambi e fare un gioco cantato coinvolge sia l’adulto che il bambino in un momento gioioso. Così, il canto materno può regolare le emozioni di entrambi”5.
ATTIVITÀ CHE GENITORI E FIGLI POSSONO FARE INSIEME
Si
ricorda che quando si parla di musica con i piccoli non ci si limita
ad una specifica attività, ma ci si riferisce ad una pluralità
di esperienze dove il linguaggio sonoro è vissuto in maniera
ampia e globale. L’ascolto attivo e la pratica
musicale concorrono allo sviluppo delle potenzialità del
bambino, in particolare nei suoi primi anni di vita quando la qualità
dell’esperienza sonoro-musicale assume un’importanza
decisiva.
Seguono
alcune proposte operative, descritte in ordine cronologico, dalla
gravidanza, ai primi mesi di vita del bambino, fino al suo incontro
con la “piccola comunitàà dell’asilo nido e
della scuola dell’infanzia.
“INIZIO A SENTIRTI”: DURANTE LA GRAVIDANZA
Gli
incontri affettivi fra mamma e bambino avvengono molto prima della
nascita e la voce materna è un ponte fra il prenatale e il
mondo, fra il prima e il dopo. Si costituisce nel bambino una memoria
sonora, tanto che lui riconosce fin dalle prime ore di vita la voce
della mamma6 e, alla nascita, la sa
distinguere da qualsiasi altra.
Un
celebre esperimento condotto negli anni ottanta da Feijoo7,
che ha dato inizio a tutta una serie di ricerche sulle abilità
musicali del bimbo piccolissimo, ha dimostrato che una volta venuto
al mondo, il bambino è in grado di riconoscere le melodie
ascoltate quando ancora si trovava nel grembo materno.
Che
cosa può fare la futura mamma?
- coinvolgere il futuro papà incoraggiandolo ad utilizzare la propria voce per sintonizzarsi con il bambino;
- ascoltare brani graditi, che fanno stare bene;
- cantare tutti i giorni, in particolare dal terzo trimestre di gravidanza;
- rivolgersi al proprio bambino intonando frasi a voce alta per rinforzare le prime relazioni affettive;
- prestare attenzione ai suoni gradevoli dell’ambiente, “ricalcandoli” con la voce;
- danzare e inventare giochi che coinvolgono anche il corpo e il movimento.
“DELLE TUE PAROLE, ASCOLTO I SUONI”: LA MUSICA NEI PRIMI MESI DI VITA
I
bambini in epoca preverbale non sentono parole con significati, ma
flussi di melodie. Proprio questi aspetti prosodici della
comunicazione, fatti di ritmicità e melodia, danno al bambino
informazioni chiave per comprendere lo stato affettivo dell’adulto
che gli parla e, la qualità della sua presenza. Lo stretto
legame fra la musica, le emozioni8 e la voce9
ci fa comprendere quanto la musicalità del dialogo con il
bambino e il canto siano importanti per lo sviluppo del nuovo nato.
Come
già anticipato il mese scorso nell’articolo “Competenza
musicali del bambino da 0 a 3 anni” 10, ogni mamma,
istintivamente, instaura un dialogo vocale unico con il proprio
bambino, fin dai primi istanti di vita11. Non solo
la madre, ma ogni adulto infatti si rivolge al bambino con un
linguaggio musicale. Numerosi studi confermano che i neonati
preferiscono questo “linguaggio musicale” al linguaggio
normalmente parlato fra adulti; la cosa sorprendente è che il
baby talk, o maternese, presenta caratteristiche universali,
riscontrate in culture fra loro anche molto differenti: più
lento, con molte ripetizioni, con contorni più acuti ricchi di
di musicalità e di suoni che scivolano verso l’alto; è caratterizzato da linguaggio
cantilenato caratteristico e da un aumento della qualità
espressiva della voce accentuando i toni e la qualità
espressiva della voce12.
La
qualità musicale di tale discorso, la prosodia, rivela le
emozioni di chi parla ed è un potente mezzo per stimolare la
memoria e per trasmettere al bambino significati emotivi e
affettivi importanti13.
Nella
fase preverbale, infatti, il bambino comunica con i suoni e, del
messaggio che l’adulto gli rivolge, coglie la musicalità,
i profili intonativi, la ritmicità, l’uso dei silenzi. I
primi significati raggiungono il bambino attraverso i profili
ascendenti del “dai, dai”, “su, forza” che lo
incoraggiano e lo attivano; attraverso un profilo discendente
l’adulto consola e calma (“non è successo
nieeente”, “daai... fai la nanna...”); attraverso
profili a campana (in cui la voce sale e poi scende di altezza) l’adulto gli
esprime il suo consenso, il suo rinforzo (“braaavo”). E
ancora, con suoni staccati e forti l’adulto gli impone limiti
(“no!”, “basta”). Con la modulazione delle
altezze di frequenza del tono della voce, dunque, la madre accompagna
il bambino verso una regolazione degli stati d’animo e una
progressiva maturazione delle competenze comunicative e di prima
socialità14.
IN PRATICA
Si
consiglia di proporre attività musicali sia strutturate che
libere, cercando, nell’arco della giornata, momenti di
divertimento musicale insieme ai propri bambini.
Cantare
per e con i bimbi: come abbiamo illustrato precedentemente,
attraverso la voce si esprimono le emozioni e si costruisce il legame
affettivo profondo fra madre e bambino. La mamma può cercare
il contatto fisico con il proprio bimbo usando filastrocche, giochi
cantati della tradizione popolare o brevi giochi ritmici: l’adulto
sottolinea il ritmo con movimenti del corpo e trasforma, per esempio,
la manina del bimbo in una “piazza” sulla quale decine di
“cavalli”, le dita, corrono all’impazzata, per poi
scappare, sulla pancia, in un solletico liberatorio.
Linda,
una mamma, chiede: ma io non so cantare...al coro della scuola dovevo
sempre stare zitta e fare finta...
Greta,
un’altra mamma, interviene: anch’io sono stonata, ma
canto lo stesso per la mia bambina. Da quando è nato Tommaso,
pensa che ho iniziato anche a ballare con lui, perché gli
piace molto. Non lo facevo neppure da piccola!
Francesco,
il papà, ricorda quella volta in cui, passeggiando con Marco,
hanno incontrato la banda del Paese, durante la festa patronale.
Marco si è immobilizzato, all’inizio era assorto e
stupito, era la prima volta che sentiva degli strumenti dal vivo. La
grancassa era tre volte più grande di lui, avrebbe desiderato
poterla suonare. Hanno seguito la Banda fino alla piazza e lì
il bimbo si è messo a ballare.
Teresa,
una nonna violoncellista, racconta”quando mia figlia, incinta
di Gabriel, mi veniva a trovare, io suonavo per loro il violoncello.
Erano momenti dolcissimi. Adesso che Gabriel è nato continuo a
suonare per lui e sono sicura che riconosce quel Preludio che a me
piaceva tantissimo suonare”.
Claudia,
educatrice in ludoteca, ci racconta “quest’anno seguo i
gruppi di piccolissimi, mi sono accorta che sono molto incuriositi
dai suoni degli oggetti. Fanno suonare le chiavi, i termosifoni, le
tende, battono sui tappetini, mentre si stufano in fretta dei giochi
con suoni elettronici in cui devono solo schiacciare un bottone”.
- offrire al bambino l’ascolto di un’ampia varietà sonora, che offra materiale musicale proveniente da diverse parti del mondo, da epoche diverse e da stili diversi, colti o popolari;
- associare alle routine (pappa, cambio del pannolino, nanna,...) canti, filastrocche o sonorizzazioni, cercando brani che sottolineino, per esempio con il movimento suggerito, le situazioni reali;
- provare a cantare senza parole, utilizzando semplici fonemi, sillabe o nonsense;
- proporre semplici variazioni sul testo, sulla melodia o sul ritmo dei canti;
- proporre canti e ascolti che suggeriscano andamenti diversi, per esempio dondolanti o l’incedere di marcia, richiamando gestualità fluide o spezzate.
- giocare “a specchio”, imitandosi reciprocamente nelle produzioni vocali spontanee (parlate o cantate);
- fare in modo che l’attenzione del bambino si soffermi su suoni diversi;
- creare contesti simbolici associando i suoni a narrazioni, immagini, movimenti, odori, … ;
- utilizzare suoni per “amplificare” ed esprimere sensazioni, sentimenti e stati d’animo;
- offrire oggetti curiosi da manipolare e “suonare” e strumenti musicali;
- ascoltare e valorizzare le scoperte sonore dei bambini;
- instaurare con i bambini un “dialogo sonoro": imitare i loro gesti ripetendo e variando i suoni. Sollecitare variazioni, per esempio, percuotendo su diverse superfici o in diverse zone per cercare suoni differenti. Giocare insieme a “cambiare il suono” in modo sempre più consapevole;
- accompagnare con sonorizzazioni, movimenti e gestualità i passi, i molleggi, le giravolte…
- sperimentare un movimento ripetuto in sequenza - per esempio la camminata - su diverse superfici (legno, piastrelle, carte, foglie secche, sabbia…) per condividere sensazioni e sonorità differenti;
- ampliare il repertorio abbinando gestualità e movimento. Giocare ad interpretare emotivamente e “teatralmente” il brano conosciuto;
- registrare le produzioni del bambino: le registrazioni possono essere riguardate insieme, la sera, al posto del consueto cartone animato;
- abituare precocemente i bambini all’ascolto di musica dal vivo.
VIVERE MOMENTI DI SILENZIO
Si raccomanda ai genitori di rispettare un’ecologia sonora degli ambienti, evitando, almeno per i bambini, gli ambienti saturi di suoni: il silenzio è un luogo di crescita e di attesa, è un luogo di riposo sensoriale e di preparazione all’arrivo degli stimoli sonori. In un ambiente traboccante di suoni, dove per esempio televisione o radio sono sempre accesi, vengono meno attenzione e concentrazione e l’attivazione motoria può essere eccessiva. Gli stimoli sonori che i genitori offrono al bambino è auspicabile siano significativi: suoni o rumori privi di significato (ritorniamo sull’esempio della televisione di “sottofondo”) o continui e ripetitivi (pensiamo all’eccessiva stimolazione uditiva dei videogiochi o dell’aspiratore dei fornelli) possono indurre da una parte all’assuefazione e, dall’altra, ad un’ipersensibilità e intolleranza. I suoni del paesaggio hanno da sempre avuto per l’uomo profondi significati e valori simbolici (pensiamo al richiamo delle campane della chiesa con suoni diversi per ciascuna occasione a seconda dell’evento); purtroppo l’uomo contemporaneo si trova spesso a doversi difendere dall’enorme massa sonora prodotta dai centri urbani e commerciali. Ciò che ci si trova a fare oggi è molto spesso un’operazione di selezione ed eliminazione dei suoni del paesaggio. E, dall’altra parte, ci sono suoni minacciati di estinzione, che i nostri bimbi non possono ascoltare più, come ad esempio i canti di alcuni uccelli o altri suoni della natura. Raccomandiamo per questo ai genitori di prestare attenzione alla "pulizia dell’orecchio", di aiutare i bambini a diventare ascoltatori attenti piuttosto che uditori passivi, partendo, prima di tutto, dalla valorizzazione del silenzio.
LA SINTONIZZAZIONE AFFETTIVA
Ci sono momenti in cui due o più individui si incontrano profondamente e condividono stati affettivi, di gioia esplosiva, di pacifica tenerezza o di disperato dolore. Momenti in cui, ci spiega lo psicanalista Daniel Stern, le persone condividono non tanto la stessa emozione, ma la stessa qualità di quest’emozione: l’esplosività della gioia, la pacificità della tenerezza o la disperazione del dolore. Questo accade fra madre e bambino fin dai primi mesi di vita, sono momenti essenziali nell’attaccamento e, motivo per cui ne scriviamo qui, si esprimono non attraverso parole, ma suoni. Per questo sempre più studiosi, psicologi della musica, antropologi, musicologi, sostengono che in queste originarie sintonizzazioni sonore abbia origine la musicalità umana e le condotte musicali in generale.
Sintonizzarsi, dunque, come una vecchia radio che improvvisamente trova la lunghezza d’onda che andava cercando, come musicisti jazz quando improvvisano e come una mamma che, per consolare il bambino che piange e non si vuole abbandonare al sonno, lo culla con le braccia e con la voce. I genitori con un’accuratissima competenza musicale intuitiva, che tutti hanno, usano giochi di dinamiche, dal più forte al sussurrato, profili intonativi discendenti che, dall’alto al basso, rispecchiano il gesto dell’accarezzare, in giù...dalla testa al collo.
Sintonizzarsi, lo ripetiamo, è una capacità comunicativa che il genitore usa per entrare in contatto con il proprio figlio, per entrare con lui in risonanza emotiva condividendo affetti vitali.
Quando accarezziamo il bambino con un movimento discendente per calmarlo, la musicalità della nostra voce fa lo stesso, mentre per saltare, saliamo con il movimento e anche con l’ “oop, oop” della voce.
Raccomandiamo ai genitori di leggere in questi termini le loro incredibili capacità musicali, così importanti per sintonizzarsi con il proprio bambino. Il mondo della musicalità della comunicazione fra genitori e bambini è così stupefacente che davvero, il fatto che un genitore sappia o meno intonare con accuratezza, non ha importanza o, perlomeno, è un elemento della musicalità umana fra i tanti.
I caratteri distintivi di questa “sintonizzazione degli affetti”, più che l’essere intonati, sono la pulsazione inteso come il vero e proprio pulsare del nostro corpo (battito cardiaco, respiro); il contorno melodico, ovvero il maternese o il baby-talk, che ogni genitore spontaneamente rivolge al bambino; e, per ultima, l’intenzionalità narrativa, caratteristica peculiare della musicalità comunicativa (vedi articolo Competenze musicali del bambino 0-3).
Lo psicanalista Daniel Stern usa il termine “sintonizzazione affettiva” sottolineando, in questo modo, quanto le esperienze sensoriali che il bambino vive siano ricche di significati che rivestono la sfera emotiva. Spontaneamente, la mamma accompagna il comportamento manifesto del bambino con un’imitazione che si esprime con modalità diverse, anzi non proprio e solo un’imitazione ma qualcosa di più complesso. Il bambino batte un cucchiaio sul tavolo e la madre ne sottolinea con il movimento del corpo il ritmo; se riesce a spostare un oggetto infilandolo in un altro la mamma accompagna questo successo con un forte “Sì!!”
La madre, con il suo comportamento, comunica molti rinforzi positivi: è come se gli dicesse “non solo vedo ciò che fai ma mi sento come ti senti, tanto è vero che non ti rimando semplicemente ciò che fai, ma anche il tipo di pulsione, di ritmo, di attivazione fisica e stato d’animo”.
