Il bene ostinato
Paolo Rumiz
Il libro è un viaggio multidimensionale. Un viaggio faticoso, come non potrebbe essere diversamente, tra le terre e i paesaggi diversissimi dell’Africa orientale (dal Mozambico alla Tanzania, dall’Uganda al Sudan) per visitare gli ospedali dove opera il CUAMM, incontrare medici infermieri e logisti, e restare attoniti di fronte alla varietà di spettacoli offerti dalla natura e dagli uomini e alla straordinarietà e drammaticità delle vicende di quelle popolazioni. Un viaggio in luoghi dove “la vita si sovrappone con una forza impressionante al passaggio della morte” e dove “tra morte e vita il diaframma può essere sottile come una zanzariera”. E, ancora, un viaggio nel mondo e nei sentimenti della cooperazione, nel saliscendi di stati d’animo, inevitabile da quelle parti: tra il senso di inanità di fronte all’immane compito o alle forse che si muovono avverse, il dubbio di contribuire indirettamente a una tragedia di dipendenza e dolore, e l’esaltazione di contribuire a salvare vite umane che altrimenti sarebbero perdute, sentirsi utili, importanti, indispensabili. Da questo saliscendi non si salva nessuno, nemmeno le impressioni dell’autore, strattonate dalle montagne russe offerte dai diversi paesaggi, dai diversi personaggi, e dalle buche sulle piste. D’altronde, questo saliscendi è una, certo non la sola, garanzia che dietro il “bene ostinato” (grande titolo, un programma e una filosofia in due parole) ci sia anche un pensiero, una razionalità, una capacità di critica continua e tentativi continui di miglioramento, che è quanto che ha caratterizzato il CUAMM - Medici con l’Africa, più di ogni altra organizzazione non governativa. Leggetelo questo libro, sia che siate o vi sentiate almeno in parte partecipi di questo mondo e di queste idee, sia che non lo siate. È comunque un “viaggio intorno all’uomo”, in quella parte del mondo dove di questo uomo, sia chi conosce l’ostinazione del male sia chi persegue quella del bene, si può ancora vedere la storia, e conoscere gli affanni.
