Rivista di formazione e aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, fondata nel 1982. In collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.
Login Abbonamenti Pubblicazioni Carrello Registrazione Perché registrarsi? Contatti

Il punto su

Gennaio 2005

Le malattie mitocondriali

Marco Carrozzi1, Tania Gerarduzzi2

1Neuropsichiatria Infantile, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste
2Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

Indirizzo per corrispondenza: carrozzi@burlo.trieste.it

Mitochondrial diseases

Key words: Mitochondrial diseases, Respiratory chain, mtDNA, Oxidative phosphorylation, Pediatric neurology, Heteroplasmy, Leigh syndrome

Abstract
Mitochondrial diseases (MD) due to respiratory chain defects represent one of the most frequent groups of pediatric neuromuscular disorders, with an estimated prevalence of 4.7/100,000 in children. This review discusses the multisystemic clinical presentation of MD, their genetic basis involving both mitochondrial DNA (mtDNA) and nuclear DNA (nDNA) mutations, diagnostic criteria adapted for the pediatric age, and current therapeutic strategies. The extreme phenotypic variability, determined by heteroplasmy, mitotic segregation, and threshold effect, poses significant diagnostic challenges. Six diagnostic criteria (clinical, histological, enzymatic, functional, laboratory, and molecular) are reviewed. Therapeutic options remain largely unsatisfactory, including antioxidants, dietary modifications, and cofactor supplementation, with very few controlled studies available.

La medicina mitocondriale. Segni e sintomi: quando pensarci

Il caso clinico di Sindrome di Pearson atipica suggerisce una riflessione sulle malattie mitocondriali (MM) dovute a deficit della catena respiratoria e sulla loro variabilità fenotipica.

I mitocondri sono presenti in tutti i tessuti e il metabolismo ossidativo che essi controllano è indispensabile per il corretto funzionamento di ogni tessuto. All’interno dei mitocondri, sono presenti le tre vie biochimiche direttamente coinvolte nella produzione energetica: quella preposta all’utilizzazione dei combustibili glicidici (glicogenolisi e glicolisi), quella preposta all’utilizzazione dei combustibili lipidici (attivazione e trasporto di acidi grassi all’interno del mitocondrio e beta-ossidazione) e quella responsabile per la produzione finale di energia chimica in forma di ATP (la catena respiratoria mitocondriale). Alcuni tessuti sono particolarmente dipendenti dal metabolismo ossidativo perché hanno alte richieste energetiche (muscolo scheletrico, muscolo cardiaco, sistema nervoso centrale, retina, rene) e di conseguenza sono anche particolarmente vulnerabili a blocchi, anche parziali, della funzione mitocondriale. Ne consegue che oltre a quelle che coinvolgono il sistema nervoso centrale e periferico, numerose MM sono multisistemiche1-3.

La lista di apparati ed organi coinvolti nelle MM è sempre più lunga (muscolo, occhio, sangue, cuore, sistema endocrino solo per citarne alcuni - Tabella 1) e quindi possiamo parlare di medicina mitocondriale, termine utilizzato per la prima volta nel 1962 da Rolf Luft dell’Università Karolinska di Stoccolma che descrisse la prima paziente con una chiara malattia mitocondriale.

Per quanto riguarda la clinica, i sintomi e segni possono essere inquadrati in alcune specifiche sindromi (p.es. S. di Pearson, S. di Leigh, Myoclonic epilepsy with ragged-red fibres - MERRF – ecc.) secondo una classificazione clinica (Tabella 2). Oppure è possibile raggruppare i sintomi/sindromi in base al tipo di modificazione del DNA mitocondriale e nucleare operando una classificazione genetica (Tabelle 4 e 5), tenendo presente che alcune mutazioni sono in comune con diverse sindromi.

Tabella 1. L’interessamento multisistemico ed i segni/sintomi: la medicina mitocondriale
TessutoSintomi/segni
Sistema nervoso centraleEpilessia, Atassia, Mioclono, Ritardo/Regressione psicomotorio, Ritardo mentale, Emiparesi/Emianopsia, Cecità corticale, Cefalea migraine-like, Distonia
Sistema nervoso perifericoNeuropatia periferica
MuscoloDebolezza/esauribilità/intolleranza all’esercizio/crampi, Rabdomiolisi, Oftalmoplegia, Ptosi
OcchioRetinopatia pigmentaria, Atrofia ottica, Cataratte
SangueAnemia sideroblastica
Sistema endocrinoDiabete mellito, Bassa statura, Ipoparatiroidismo
CuoreBlocco di conduzione, Cardiomiopatia ipertrofica, Sindrome del cuore non compatto
Apparato gastroentericoDisfunzione del pancreas esocrino, Pseudo ostruzione intestinale
FegatoEpatopatia
OrecchioIpoacusia/sordità su base sensoriale
ReneSindrome di Fanconi
Aspetti clinici connessi all’età evolutivaAbortività connessa a povertà di movimenti fetali, morte in epoca neonatale, ritardo di accrescimento severo, ipotonia/ipertonia neonatale, encefalopatia intermittente/remittente
EreditarietàmtDNA: Materna, Sporadica
nDNA: Autosomica dominante/recessiva, X linked
Reperti di laboratorioAcidosi lattica, iperalaninemia
Tabella 2. Le malattie mitocondriali
Malattia/SindromeSintomi principaliAltri segni clinici
Chronic progressive external ophthalmoplegia (CPEO)Oftalmoplegia esterna, Ptosi bilateraleMiopatia prossimale lieve
Kearns-Sayre syndrome (KSS)PEO prima dei 20 anni; Retinopatia pigmentaria; Inoltre: proteinorrachia > 1 gr/l, atassia cerebellare, blocco cardiacoSordità bilaterale, Miopatia, Disfagia, Diabete mellito, Ipoparatiroidismo, Demenza
Pearson syndromeAnemia sideroblastica, Pancitopenia, Deficit del pancreas esocrinoDifetto renale tubulare
Infantile myopathy and lactic acidosis (fatal and non-fatal forms)Ipotonia del 1° anno di vita; Difficoltà di alimentazione e respirazioneLa forma fatale può essere associata a cardiomiopatia e/o sindrome di Toni-Fanconi-Debré
Leigh syndrome (LS)Encefalopatia subacuta remittente; Segni di disfunzione cerebellare e del tronco dell’encefalo; Esordio in età infantileIperintensità dei nuclei della base; Storia materna di malattia neurologica o s. di Leigh
Neurogenic weakness with ataxia and retinitis pigmentosa (NARP)Neuropatia ad esordio in adolescenza o età adulta; Atassia; Retinopatia pigmentariaIperintensità dei nuclei della base; Elettroretinogramma anormale; Neuropatia senso-motoria
Mitochondrial encephalomyopathy with lactic acidosis and stroke-like episodes (MELAS)Episodi stroke-like prima dei 40 anni; Epilessia/Demenza; Fibre ragged-red e/o acidosi latticaDiabete mellito, Cardiomiopatia (inizialmente ipertrofica; poi dilatativa), Sordità bilaterale, Retinopatia pigmentaria, Atassia cerebellare
Myoclonic epilepsy with ragged-red fibers (MERRF)Mioclonie, Epilessia, Atassia cerebellare, MiopatiaAtrofia ottica, Sordità bilaterale, Neuropatia periferica, Spasticità, Lipomi multipli
Leber hereditary optic neuropathy (LHON)Deficit visivo bilaterale senza dolore; Rapporto maschi:femmine ~4:1; Età media di insorgenza 24 anniDistonia; Sindrome di pre-eccitazione ventricolare

Quanto sono frequenti

Alcuni recenti studi di prevalenza mostrano che le mitocondriopatie in età evolutiva colpiscono 4.7/100.000 abitanti4,5 (~11.5/100.000 per la popolazione totale) ma il dato è probabilmente sottostimato (Tabella 3). L’estrema variabilità dell’espressione delle MM giustifica un certo grado di sotto-diagnosi e solo la continua scoperta di nuove mutazioni sta mettendo in evidenza come le MM siano più comuni di quanto era stato stimato in passato.

Le patologie correlate alla fosforilazione ossidativa e alle vie produttrici di energia sono considerate ormai le cause più frequenti di patologia neuromuscolare pediatrica (seguono a ruota le malattie di accumulo lisosomiale considerate nella loro globalità e la distrofia muscolare di Duchenne5), seppur spesso si manifestino appunto anche con sintomi non solo neuromuscolari.

La Cochrane ha in corso due protocolli di revisione sulle evidenze terapeutiche in merito alle MM che riportano una stima di prevalenza delle stesse pari a 1 caso ogni 8.000 riferito alla popolazione generale6,7.

Tabella 3. Epidemiologia delle malattie mitocondriali
Popolazione in studioMutazione o malattiaPrevalenza malattia/100.000 (95% C.I.)
Northern England
Point prevalence, August 1997;
population size = 2,122,290
[Chinnery et al 2000]
Tutte le delezioni del mtDNA1.33 (0.76-1.89)
Tutte le mutazioni puntiformi del mtDNA5.24 (4.12-6.37)
G11778A & G3460A (LHON)*3.29 (2.39-4.18)
A3243G*0.95 (0.47-1.43)
A8344G*0.25 (0.01-0.5)
Tutte le mutazioni del mtDNA6.57 (5.30-7.83)
Northern Finland
Adult point prevalence;
population size = 245,201
A3243G*5.71 (4.53-6.89)
Western Sweden;
children <16 = 385,616
Encefalomiopatie dell’età evolutiva4.7 (2.8-7.6)
Victoria, Australia;
birth prevalence: 1,710,000 births
Malattia della catena respiratoria in età evolutiva4.7 (3.2-5.0)
SummaryBambini ed adulti con malattia mitocondriale~11.5

* indica la posizione della base mutata ed il tipo di cambio: G11778A significa che nella posizione 11778 la Guanina viene sostituita da Adenina

La genetica delle mitocondriopatie

Gli apparati mitocondriali sono regolati da due genomi: uno autonomo (un piccolo DNA circolare - mtDNA - composto da 37 geni: 2 per rRNA o RNA ribosomiali, 22 per il tRNA o RNA transfer, 13 per le subunità della catena respiratoria) e l’altro nucleare (nDNA, che oltre a codificare per le restanti subunità della catena respiratoria, “controlla” anche il mantenimento qualitativo e quantitativo dei mitocondri e quindi del mtDNA)8. Le alterazioni del mtDNA (Tabella 4) possono colpire direttamente le proteine strutturali della catena respiratoria, oppure interferire con i meccanismi della sintesi proteica mitocondriale coinvolgendo i tRNA o gli rRNA2. Le mutazioni del nDNA (Tabella 5) si possono classificare in base alle strutture codificate dai geni coinvolti: componenti strutturali, fattori di assemblaggio delle subunità della catena respiratoria, fattori che garantiscono la stabilità mitocondriale, e fattori coinvolti nella biogenesi dei mitocondri2,3.

L’mtDNA si trasmette secondo un’ereditarietà materna, l’nDNA sempre secondo ereditarietà mendeliana.

La presentazione/espressività clinica della MM è forse l’aspetto che merita più attenzione; infatti per diversi meccanismi correlati alla modalità di trasmissione di questi due genomi, gravità, età di insorgenza etc. sono molto variabili. Le “regole” delle malattie da difetto del mtDNA sono principalmente quattro:

  1. Ereditarietà materna: solo pochi mitocondri sono contenuti nello spermatozoo e quindi le caratteristiche codificate dal mtDNA vengono trasmesse dalla madre ai figli, sia maschi che femmine, ma saranno poi sempre solo le femmine a continuare a trasmettere l’eventuale mutazione.
  2. Eteroplasmia: ogni mitocondrio contiene dalle 2 alle 10 molecole di mtDNA che mutano rapidamente e può accadere che nello stesso mitocondrio coesistano molecole sane cioè “wild type” e molecole mutate.
  3. Segregazione mitotica: quando una cellula eteroplasmica si divide la % di genomi mutati può cambiare nelle cellule figlie e quindi nel tempo può variare l’espressione fenotipica della malattia.
  4. Effetto soglia: le copie di mtDNA mutate e quindi il numero di mitocondri “inefficienti” si accumulano e si mescolano a mitocondri “normali”, quindi l’effetto soglia si riferisce alla quantità critica di DNA mutato necessario a causare un deficit energetico tanto grave da provocare la sintomatologia clinica3.

In generale, e quindi contemplando alcune eccezioni, le malattie dovute a mutazioni del nDNA esordiscono precocemente in età infantile, mentre quelle dovute a mutazioni del mtDNA si presentano in tarda infanzia o nella vita adulta3.

Tabella 4. Classificazione genetica: malattie dovute a mutazioni del mtDNA
Quadro clinicoTipo di geneMutazione del mtDNA
Chronic progressive external ophthalmoplegia (CPEO), Kearns-Sayre syndrome, Pearson syndrome, Diabetes and deafness Riarrangiamento (delezione/duplicazione)
LHONProteine catena respiratoriaG11778A, T14484C, G3460A
NARP/Leigh syndromeProteine catena respiratoriaT8993G/C
Exercise intolerance and myoglobinuriaProteine catena respiratoriaMutazione del citocromo b
MELAStRNAA3243G, T3271C, A3251G
MERRFtRNAA8344G, T8356C
CPEOtRNAA3243G, T4274C
MyopathytRNAT14709C, A12320G
EncephalomyopathytRNAG1606A, T10010C
CardiomyopathytRNAA3243G, A4269G
Diabetes and deafnesstRNAA3243G, C12258A
Nonsyndromic sensorineural deafnesstRNAA7445G
Aminoglycoside-induced nonsyndromic deafnesstRNAA1555G
Tabella 5. Classificazione genetica delle mitocondriopatie (mutazioni del nDNA)
CategoriaQuadri clinici
Mutazioni di geni che codificano per proteine strutturaliLeigh syndrome (coinvolti 5 diversi geni nucleari), Cardio-encephalomyopathy, Atypical Leigh syndrome, Leukodystrophy/myoclonus, Phaeochromocytoma, Cervical paraganglioma/Hereditary paraganglioma, Ataxia/myopathy/seizures
Mutazioni di geni che codificano per fattori di assemblaggioLeigh syndrome (2 geni), Ketoacidotic coma/hepatopathy, Infantile cardiomyopathy, Tubulopathy/leucodystrophy, Hypertrophic cardiomyopathy, Tubulopathy, Encephalopathy, Liver failure, GRACILE syndrome*
Mutazioni di geni responsabili della stabilità del mtDNAadCPEO (3 geni)**, arCPEO°/Alpers Syndrome, MNGIE°°, MDS^ forma epato-cerebrale, MDS^ forma miopatica, Congenital microcephaly of Amish
Mutazioni di geni coinvolti nella biogenesi dei mitocondriX-linked deafness-dystonia, X-linked ataxia/sideroblastic anemia, Friedreich’s ataxia, Hereditary spastic paraplegia, Autosomal dominant optic atrophy, Barth syndrome

*GRACILE: Growth Retardation, Aminoaciduria, Cholestasis, Iron overload, Lactacidosis, Early death
**adCPEO: autosomal dominant Chronic External Ophthalmoplegia
°arCPEO: autosomal recessive Chronic External Ophthalmoplegia
°°MNGIE: Mitochondrial Neuro-Gastro-Intestinal Encephalomyopathy
^MDS: Mitochondrial DNA Depletion Syndrome

La diagnosi: a che punto siamo

Per quanto riguarda la diagnosi, in età evolutiva, pur in presenza di un quadro clinico sospetto, non sempre è possibile documentare mutazioni del DNA. In un recente lavoro in cui si sono analizzati 113 pazienti con diagnosi certa di malattia mitocondriale9, si è quindi tentato di adattare le classificazioni messe a punto per l’adulto10,11 all’età pediatrica e che prevedono in particolare sei criteri:

  1. Clinico: prende in considerazione i sintomi multiorgano che possono derivare dal deficit mitocondriale.
  2. Istologico: presenza di reperti tipici alla biopsia muscolare come le cosiddette “Ragged Red Fibres” – ovvero fibre negative per la COX.
  3. Enzimatico: valutazione biochimica degli enzimi della catena respiratoria.
  4. Funzionale: produzione di ATP dai fibroblasti.
  5. Laboratoristico: presenza di reperti evocatori di deficit della funzione metabolica (iperlattacidemia).
  6. Molecolare: presenza di mutazioni del mtDNA o nDNA.

Questi criteri diagnostici vengono divisi in maggiori e minori. Sicuramente un aspetto aggiuntivo estremamente importante è il ricorso alle tecniche di imaging ed in particolare alla neuroradiologia, che in alcuni casi in cui è coinvolto il SNC è quasi patognomonica (come i reperti di RMN nella s. di Leigh). Al momento non vi è un “gold standard” per stabilire la diagnosi di encefalomiopatia mitocondriale.

Un dato importante invece è che il fattore discriminante rispetto alla prognosi quoad vitam è la presenza o meno di cardiomiopatia9.

Da un punto di vista pratico, sarà il criterio clinico a far nascere il sospetto di MM (valorizzare quindi l’associazione di più sintomi ma soprattutto ricostruire in maniera precisa l’ereditarietà che, nel caso delle malattie da mutazioni del mtDNA, è fortemente evocatrice) e verranno inizialmente avviati una serie di atti diagnostici che possono essere compiuti in strutture non specialistiche che coinvolgono laboratorio (iperlattacidemia su sangue e liquor, iperalaninemia…) e neuroradiologia (se vi è coinvolgimento del sistema nervoso centrale). Successivamente è possibile rivolgersi ad un ambiente più specialistico per proseguire gli accertamenti (biopsia muscolare, saggi enzimatici, analisi genetica su mtDNA e nDNA). (Tabella 6)

Tabella 6. La diagnostica disponibile per le mitocondriopatie
Ambito diagnosticoDescrizione
Clinica“Cast a wide net”; si devono considerare non solo i sintomi tipici ma anche tutti i segni e i sintomi già elencati. Isolati o in combinazioni varie devono far venire il sospetto di una malattia mitocondriale.
EreditarietàVerificare la presenza di ereditarietà materna che può non essere chiara vista l’eteroplasmia e l’effetto soglia. Indagare la presenza di “soft signs” nei parenti materni (bassa statura, sordità, emicrania…). Attenzione però perché alcune malattie mitocondriali sono trasmesse con ereditarietà mendeliana ed altre sono sporadiche.
Esami di laboratorioI livelli ematici del lattato e del piruvato (meglio se da sangue arterioso) nei bambini malati, di solito sono elevati. Un rapporto lattato/piruvato alto suggerisce un blocco a livello della catena respiratoria; un rapporto normale (< 20) indica che il blocco è a valle. L’acido lattico e piruvico nei bambini con encefalopatia può essere elevato solo nel liquor. In caso di deficit della catena respiratoria vi può essere associata un’elevazione dell’alanina. Un valore di acido lattico normale non esclude una malattia mitocondriale.
NeuroradiologiaIperintensità di segnale nei nuclei della base sono tipici della S. di Leigh. Lesioni ischemiche nelle regioni posteriori dell’encefalo sono tipiche della MELAS; lesioni della sostanza bianca della capsula interna sono presenti nella sindrome KSS; tipiche di entrambi sono le calcificazioni dei nuclei della base.
Biopsia muscolareLa presenza di RRF* sono tipiche delle malattie mitocondriali (di solito mutazioni dei tRNA). Fibre COX negative sparpagliate (con e senza RRF) suggeriscono mutazioni del mtDNA. L’assenza di RRF però non esclude una malattia mitocondriale. *RRF: ragged red fibers.
BiochimicaL’attività della catena respiratoria può essere valutata sui fibroblasti e su cellule muscolari. Ove possibile è meglio studiare il muscolo perché: (1) l’attività ossidativa degli enzimi è più alta; (2) alcuni difetti enzimatici sono espressi nel muscolo ma non nei fibroblasti. Lo studio biochimico può rivelare specifici difetti enzimatici; in particolare difetti combinati di subunità codificate dal mtDNA suggeriscono la presenza di una sua mutazione.
Genetica molecolareQuando gli elementi sopra indicati suggeriscono una mutazione del mtDNA è necessario ricercarla con l’analisi genetica molecolare. Per quanto riguarda il tessuto da studiare, le mutazioni (puntiformi o delezioni) responsabili di alcune sindromi sono evidenti su sangue, altre solo su muscolo, altre su entrambe o su altri tessuti.

Ricordiamo infine che i bambini con MM hanno diritto alla certificazione per malattia rara (Tabella 7), anche se non tutte le MM sono codificate.

Tabella 7. I codici di esenzione per malattia rara previsti al momento in ambito di mitocondriopatie
MalattiaEsenzioneICD9ICD9-CMICD10MIM
Malattia di LeighRF0030330.8330.8G31.8#256000
Sindrome MELASRN0710 277.9  
Sindrome MERRFRN0720 277.9  
Atrofia ottica di Leber (LHON)RF0300377.1377.16H47.2#535000
Sindrome di Kearns-Sayre (KSS)RF0020 759.89  
MNGIERFG080359.1359.1G71.0*277320
Sindrome di PearsonRN1600 277.9 #557000

Terapia e prospettive future

Riassumendo:

  • Le MM sono probabilmente sottostimate (forse anche per un limite tecnologico dei “protocolli di diagnosi mutazionale”), nello stesso tempo però alcuni difetti della catena respiratoria sono secondari e non primitivi.
  • In età pediatrica le presentazioni possono essere sistemiche precoci ed atipiche (epatopatia, pancitopenia, malassorbimento, atrofia dei villi, pseudo-ostruzione, tubulopatia prossimale, cardiomiopatia, endocrinopatia multipla), ovvero aspecifiche (ritardo psicomotorio, convulsioni, regressione, ipo-ipertonia).
  • Può esistere una variabilità fenotipica, anche in presenza di una mutazione del nDNA e quindi le mitocondriopatie non rientrano nel modello di “un gene una malattia”.

Da un punto di vista terapeutico, gli interventi finora applicabili sono largamente insoddisfacenti e cadono in tre gruppi: agenti farmacologici e nutrizionali, modifiche della composizione dietetica (dieta chetogenica), terapia fisica. Le sostanze somministrate a pazienti affetti da MM includono: antiossidanti (coenzima Q10, vitamina C, vitamina E e menadione), agenti rivolti al controllo dell’acidosi lattica (dicloroacetato), agenti che correggono deficienze biochimiche secondarie (carnitina, creatina), cofattori della catena respiratoria che possano “spingere” l’attività dei mitocondri intatti (nicotinamide, tiamina, riboflavina, succinato e co-enzima Q10) e ormoni (ormone della crescita, corticosteroidi).

Sono pochissimi gli studi controllati e tutti chiaramente con un numero molto piccolo di pazienti arruolati, peraltro ricordiamo che sono in corso due metanalisi della Cochrane6,7. Le difficoltà di valutare l’efficacia degli interventi è chiaramente correlata all’incredibile variabilità clinica di ciascuna patologia oltre alla rarità di ciascuna sindrome presa singolarmente.

Le domande sarebbero ancora tante ma quanto brevemente riportato dà la misura di come la ricerca nel campo della medicina mitocondriale sia un terreno ricco di prospettive soprattutto per quanto riguarda i processi fisiopatologici con la speranza di poter individuare eventuali approcci terapeutici efficaci, al momento purtroppo non disponibili.

Bibliografia

  1. Johns DR. Mitochondrial DNA and disease. N Engl J Med 1995;333:638-44.
  2. Di Mauro S, Schon EA. Mitochondrial respiratory-chain disease. N Engl J Med 2003;348:2656-68.
  3. Zeviani M, Di Donato S. Mitochondrial disorders. Brain 2004;127:2153-72.
  4. Chinnery PF, Turnbull DM. Epidemiology and treatment of mitochondrial disorders. Am J Med Gen 2001;106:94-101.
  5. Thornburn DR. Mitochondrial disorders: prevalence, myths and advances. J Inherit Metab Dis 2004;27:349-362.
  6. Chinnery P, Majamaa K, Thornburn D, Turnbull D. Treatment for mitochondrial encephalopathies. The Cochrane Database of Systemic Reviews vol.4, 2004.
  7. Chinnery P, Majamaa K, Thornburn D, Turnbull D. Treatment for mitochondrial myopathy. The Cochrane Database of Systemic Reviews vol.4, 2004.
  8. Chinnery PF, Turnbull DM. Mitochondrial DNA mutations in the pathogenesis of human disease. Mol Med Today 2000;6:425-432.
  9. Scaglia F, Towbin JA, Craigen WJ, et al. Clinical spectrum, morbidity, and mortality in 113 pediatric patients with mitochondrial disease. Pediatrics 2004;114:925-31.
  10. Walker UA, Collins S, Byrne E. Respiratory chain encephalomyopathies: a diagnostic classification. Eur Neurol 1996;36:260-7.
  11. Bernier FP, Boneh A, Dennett X, et al. Diagnostic criteria for respiratory chain disorders in adults and children. Neurology 2002;59:1406-11.